Da quanto tempo volevo andare in Salento? Avevo pensato di percorrerlo in bici, magari lungo la Francigena, poi avevo pensato ai borghi e quindi col tempo tiranno, la soluzione migliore sembrava essere l’auto.
Ma che percorso seguire per un Salento on the Road? Quali sono i luoghi da non perdere? E se ci sono bambini piccoli? Farà troppo caldo visitarlo d’estate? Ma andarci d’inverno senza poter approfittare di quel mare così bello, avrebbe senso?
Queste e altre decine di domande nella mia testa per diversi anni, con bozze di mappe, domande a blogger e abitanti salentini. Forse l’unica cosa che non ho fatto è stata guardare le vacanze del turista italiano medio, perché per la maggior parte chi va in Salento dedica il tempo unicamente al mare, peggio ancora rinchiusi in villaggi turistici, perdendosi borghi interni e la vera essenza di una terra davvero unica e ricca di tradizioni.
Preferivo qualcosa di misto, come del resto faccio in ogni mio viaggio. Sicuramente mare, ma anche entroterra, strade infinite di ulivi mossi dall’immancabile vento di questa regione e passeggiate nei borghi. Ovviamente il tutto in un periodo meno affollato rispetto a quello di altissima stagione e disegnato per essere fattibile anche con i bambini piccoli.
Per tutti questi motivi ho approfittato di cinque giorni liberi a inizio luglio per prenotare in cinque diverse sistemazioni e partire insieme a moglie e bambini per intraprendere il nostro Salento on the Road.
L’alternativa poteva essere anche quella di pernottare tutte le notti nello stesso luogo e poi spostarsi. Cosa fattibile in Salento dove le distanze non sono proibitive se si sceglie un luogo abbastanza centrale. Però è anche vero che se da un lato così si evita di preparare bagagli ogni giorno (cosa che con due bambini piccoli può diventare un massacro), dall’altro significava bruciarsi possibilità di vedere alcune città la sera e considerando quanto mi siano poi piaciute alcune di esse, è stato meglio cambiare luogo ogni giorno. In più avrei risparmiato di guidare la sera, cosa che dopo una giornata di spostamenti non mi dispiace.
Pertanto, come solitamente organizzo i miei viaggi on the road, ho scelto inizialmente tutti i luoghi dove pernottare, facendo in modo che fossero innanzitutto a distanze similari e città dove la sera ci fosse “vita”, così da rendere piacevole la passeggiata.
Inoltre scelgo sempre uno o più luoghi intermedi di tappa da visitare la mattina e il primo pomeriggio e per questo caso particolare ho pensato ad una spiaggia dove poter fare il bagno e/o ai borghi interni.
I luoghi di pernottamento scelti per questo Salento on the Road sono stati: Lecce (come città di inizio e fine viaggio), Otranto, Santa Maria di Leuca e Gallipoli, ma andiamo per ordine e più schematicamente, descrivendovi tappa per tappa.
Giorno 1: Torre del Greco – Lecce
Premetto che amo i viaggi on the road, ma odio guidare per tanti km e andare in Salento partendo alle falde del Vesuvio, significa percorrerne davvero tanti! Quindi considerando che ero obbligato a partire prestissimo per evitare il troppo caldo e mi sarebbe piaciuto un “regalo” ai bambini che svegliandosi all’alba dovevano subirsi diverse ore di auto, ho pensato di portarli allo Zoo Safari di Fasano, spezzando così un pò il viaggio fino a Lecce.
L’accesso al parco e allo Zoo Safari è abbastanza pratico. Col biglietto standard si percorre il Safari e si accede al parco dove ci sono tantissime attrazioni e altrettanti animali. Se si vuole andare in una giostra, si paga il singolo giro, ma i prezzi non sono esorbitanti.

Terminata la visita a Fasano, ci siamo diretti a Lecce, prima e più importante città salentina di questo viaggio. Nel primo pernottamento in questa città, ho trovato una comoda camera con bagno privato e colazione, nella zona nord del centro storico, poco lontano dal parco comunale. Questo mi ha permesso di poter raggiungere la zona centralissima a piedi (circa 800 metri) e usufruire del parcheggio gratuito in strada che in alcune zone è libero dopo le 14. Allo stesso costo c’era una soluzione alle spalle della piazza principale, ma considerando la ZTL e i costi di parcheggio, sarebbe stato un delirio portare borse avanti e indietro, più un’inutile spesa. Per questo B&B centralissimo non è sempre e per forza la scelta giusta.
Sistemazione in camera, un pò di riposo per i piccoli e poi giù a visitare quella che si è rivelata essere una città davvero bella. Non so come sia viverci, ma turisticamente parlando mi è sembrata perfetta.
Il centro storico è un gioiello che si visita in poche ore, ma allo stesso tempo vale la pena trascorrerci più tempo per goderselo appieno. Anche per cenare ci sono tantissime soluzioni, da quelle più costose a quelle economiche, con altrettante alternative per un aperitivo all’aperto. L’importante è scegliere cibo tipico perché il Salento è davvero ben fornito da questo punto di vista.

Giorno 2: Lecce – Otranto
Obiettivo della tappa è il mare. Innanzitutto perché ci sono diverse zone molto belle sulla costa che va da San Cataldo (luogo di mare più vicino a Lecce) fino ad Otranto e poi perché ce ne sarebbe stato meno il giorno dopo, essendoci a sud una costa molto scogliosa, che io preferisco, ma poco adatta ai bambini.
Quindi quale spiaggia scegliere tra quelle più belle? La mia scelta è ricaduta su Torre dell’Orso, per diversi motivi.
Il primo perché è una delle più grandi in quella zona ed è più facile trovar posto e far giocare i bambini, poi parcheggio vasto e gratuito a pochi passi dal mare, alternanza di lidi e spiagge libere così da poter eventualmente utilizzare i servizi e mangiare pur utilizzando il proprio ombrellone. Ultimo motivo ma non per importanza, è anche la bellezza della baia, con gli scogli delle Due Sorelle che fanno da sfondo finale.
Di alternative belle ce ne sono tante, considerando che poco più avanti c’è la Baia dei Turchi e Torre Sant’Andrea, più una moltitudine di calette. Ma per la prima è abbastanza difficile trovar parcheggio, mentre la seconda è piccola e quindi c’è problema di posto in spiaggia.

Prima di raggiungere Torre dell’Orso, una capatina veloce all’area archeologica di Roca Vecchia con la famosa Grotta della Poesia non guasta. L’ideale è giungere sulla costa a San Foca, dove c’è un’antica torre di avvistamento, poi continuare lungo la strada sul mare e arrivare al parcheggio di Roca Vecchia.
Per visitare l’area archeologica c’è scritto che il costo è di 3€, ma ho trovato accesso libero e macchinette per il ticket non funzionanti. Per la parte iniziale dell’area archeologica, dall’altra parte rispetto alla grotta della Poesia, si tengono visite guidate nelle ore pomeridiane. Un cartello all’esterno spiega tutto in dettaglio.

Una volta a Torre dell’Orso, c’è parcheggio libero a via Lecce, in un grande piazzale. Da lì alla spiaggia sono cinque minuti comodi a piedi. Dopo l’intera mattinata in spiaggia, abbiamo pranzato al lido Baia d’Oriente, abbastanza fornito di pucce, pizze e altri sfizi a prezzi onesti e tavoli self-service con vista diretta sulla spiaggia. In alternativa c’è anche una pineta che può essere un buon posto per consumare qualcosa a sacco o per ripararsi dal sole.
Dopo pranzo abbiamo lasciato Torre dell’Orso, direzione Otranto. Un’unica sosta a Torre Sant’Andrea per una foto e per vedere insenatura di cui mi avevano tutti parlato bene. In effetti è un posto molto bello, non oso immaginare con meno gente quanto lo sia ancora di più.
Ad Otranto il pernottamento più centrale del viaggio. L’appartamento si trova a pochi passi dal castello ed è abbastanza grande, con terrazzo vista mare. Anche qui parcheggio gratuito in uno di quei pochi posti liberi di fronte all’ingresso dell’appartamento.

Tardo pomeriggio in spiaggia, praticamente quasi sotto casa. Momento fantastico il bagno al calar del sole.
Sotto l’appartamento un mini market dove comprare qualcosa per preparare la cena e poi giù in strada per una passeggiata al centro storico. Davvero molto caratteristico e piacevole da visitare. Tantissima gente anche ad inizio luglio.
Giorno 3: Otranto – Santa Maria di Leuca
Mattinata di borghi. Ce ne sono almeno due da non perdere, uno è quello di Castro e l’altro è quello di Specchia.
Ma la prima tappa è quella al faro di Punta Palascia, il punto più a est d’Italia. Il faro è chiuso ma il percorso che scende fin giù è percorribile e il panorama è stupendo.

Da Punta Palascia a Castro la strada è fantastica. Sembra di stare su un’isola greca. Paesaggio brullo e selvaggio. Ogni tanto scorci sul mare e indicazioni di grotte e insenature.
Poco prima di raggiungere Castro c’è Santa Cesarea Terme, dove uno stop è consigliato. Intanto la vista è cambiata, dal paesaggio selvaggio si è passati a strade panoramiche sul mare verdeggianti e più fresche.
Il borgo di Castro, da non confondere con la sua Marina, è in collina. Seguendo le indicazioni lo si raggiunge facilmente e con la stessa semplicità si trova posto per parcheggiare. Da non perdere il belvedere, la chiesa bizantina, il palazzo vescovile e ovviamente il castello, che da il nome al luogo.

Dopo Castro, in direzione Specchia, è un’immersione nella campagna salentina. Scorci unici di uliveti misti a zone rurali da attraversare.
Anche a Specchia, luogo nella lista dei Borghi più Belli d’Italia, trovare un posto per parcheggiare è cosa semplicissima, sopratutto se è mezzogiorno e sono tutti al mare. Il borgo è un groviglio di vicoletti al lato destro e sinistro di una strada principale, via Umberto I, a metà della quale c’è piazza del Popolo. In quest’ultima c’è l’ufficio della Pro Loco dove è possibile chiedere una mappa del borgo. Utile a farsi guidare nella passeggiata e per individuare anche i punti di interesse.

Da Specchia alla punta del tacco italiano sono circa 20km. La strada per Santa Maria di Leuca è veloce e da lontano si intravede il mare, dopo che l’avevo lasciato a Castro.
Entrare in città ed in particolar modo sul lungomare, lascia intendere subito la motivazione per cui molti vengono a Leuca ed è quella dei tour in barca verso le grotte. Ce ne sono un’infinità e le biglietterie mobili o meno sparse un po’ ovunque, sono sempre affollate.
L’appartamento prenotato è nella zona interna del paese, ma in ogni caso sono dieci minuti scarsi a piedi dalla spiaggia, luogo dove concludiamo questa giornata di visite ai borghi che segna il passaggio di boa dell’intero Salento on the Road.
Nelle ore serali Santa Maria di Leuca non è come Otranto. Nettamente meno frequentata, più tranquilla e con meno servizi, che chiudono anche abbastanza presto per essere un luogo di vacanze. In ogni caso una passeggiata sul lungomare è piacevole, soprattutto con quel vento fresco che d’estate non fa mai male.
Giorno 4: Santa Maria di Leuca – Gallipoli
Una giornata mista tra mare e borghi, in particolare un altro presente nella lista dei Borghi più Belli d’Italia. Ma approfitto delle prime ore del mattino per visitare un luogo di grande importanza storica oltre al suo simbolismo geografico. Parlo di Punta Meliso, una delle due sporgenze rocciose che danno vita al piccolo golfo di Santa Maria di Leuca.
Il fatto che simboleggi l’incontro tra mar Adriatico e mar Ionio è un po’ condiviso con Punta Palascia, ma in effetti qui l’effetto è molto più credibile. Sicuramente non è la punta più a sud del tacco italiano perché lo è Punta Ristola, poco distante che chiude il golfo.
Come ogni posto del mar Mediterraneo che si rispetti, soprattutto nella parte meridionale, c’è sempre qualche storia mitologica che ci spiega il perché di conformazioni geografiche e assegnazione dei nomi.
In tal caso il mito racconta di due innamorati Melisso e Aristula – da cui i nomi delle due sporgenze – che furono uccisi qui dalla sirena Leucasia, da cui Leuca. La dea Minerva per renderli immortali decise di pietrificarli in queste due punte, mentre la sirena fu imprigionata tra le due diventando la città di Leuca.

Punta Melisso non è solo importante geograficamente, ma come dicevo anche per motivi storici. Il faro e il piazzale della chiesa di S. Maria de finibus terrae sono infatti meta della via Francigena che inizia a Canterbury in UK e termina qui dopo oltre 3000km. Da lì oltre a vedere anche Punta Melisso, si può ammirare la grande scala con cascata monumentale.
Dopo questa breve e importante parentesi mattutina, si parte in direzione nord ma lungo l’altra costa, quella ionica, per raggiungere la città di Gallipoli.
Prima però una visita al borgo di Presicce, una cittadina davvero carina e non c’è modalità migliore per visitarla del perdersi tra le sue stradine. Diverse chiese ed edifici barocchi fanno da cornice al centro storico.
Lasciamo Presicce per godere un po’ del mare di questa nuova costa, che a differenza di quella Adriatica più rocciosa e frastagliata, è bassa e sabbiosa.
La spiaggia designata per la mattina è stata quella della marina di Ugento, poco distante da Torre San Giovanni. Un vasto parcheggio e una pineta immensa che fa da scudo naturale al mare. Una soluzione ottimale per non ritrovarsi bloccato nel caso di alcune tra le spiagge più note e anche per pranzare sfruttando proprio la vicina Torre San Giovanni.
Dopo pranzo subito alla volta di Gallipoli, così da avere tutto il tempo per visitarla, viste le grandi aspettative. La camera del B&B è in un edificio poco lontano dal corso principale che conduce fino alla città vecchia e proprio per questo la lunga passeggiata diventa piacevole lungo i larghi marciapiedi che la contraddistinguono.

Tra le città visitate Gallipoli è quella che mi è sembrata più affollata e per cenare è consigliato prenotare e non recarsi troppo tardi. Una volta seduti c’è poco da esitare, si ordina pesce in tutte le sue varianti. Pasta ai frutti di mare, sfizioserie salentine, pesce spada, cozze e tutto ciò che di buono il mare e la cucina salentina possano offrire.
Per il dopo cena c’è l’intero borgo antico da scoprire e le stradine dove perdersi passeggiando. E poi c’è il castello, il quale è visitabile anche di sera (luglio-agosto fino alle 24)
Giorno 5: Gallipoli – Lecce
Ed eccoci all’ultimo giorno di questo Salento on the Road. Si fa ritorno a Lecce, dove abbiamo dormito anche l’ultima notte, ma prima un’altra tappa di mare e questa volta ci concediamo un luogo molto noto e che sicuramente fa parte di quelli che hanno contribuito molto alla spinta turistica salentina di anni fa, quando finalmente questa terra ha ricevuto la giusta visibilità che merita. Sto parlando di Porto Cesareo, luogo turistico famoso per le sue acque basse e cristalline, che del resto sono una costante in tutto il Salento, soprattutto lungo la costa ionica.
Conscio che avrei trovato distese umane in spiaggia, soprattutto col fatto che fosse domenica, siamo partiti presto da Gallipoli così da giungere a Porto Cesareo in un orario ancora accessibile. Infatti poco dopo le 9 eravamo in acqua, dopo aver parcheggiato gratuitamente lungo le stradine a ridosso della spiaggia, cosa che dopo un’ora sarebbe stata pura illusione.

Dopo essere stati a mollo tutta la mattinata in acqua, abbiamo pranzato con un bel pò di roba acquistata in un forno poco distante dalla spiaggia. I forni salentini, ma in generale vale per tutta la Puglia, preparano tantissime prelibatezze che almeno una volta vanno assaggiate.
Nel pomeriggio lasciamo Porto Cesareo per dirigerci verso Lecce. Lungo la strada in una domenica pomeriggio di inizio luglio c’è solo la mia auto in quella direzione.
Questa volta dormiamo in un luogo diverso da quello del primo giorno, all’ingresso della ZTL quindi più vicino al centro. Il gestore mi indica una strada a pochi minuti a piedi dove lasciare l’auto senza necessità di ticket.

Questo B&B è meno luminoso e grande del precedente a Lecce, ma la posizione è perfetta. Si è praticamente già in centro. Non abbiamo potuto usufruire della colazione inclusa perché il giorno dopo siamo partiti prima dell’orario in cui veniva servita.
Approfitto della città quasi vuota per scattare qualche foto durante il pomeriggio. La sera è evidente che tutti sono tornati dal mare e la città inizia a popolarsi e a mostrare il suo lato vitale, fatto di passeggiate, aperitivi e pucce, il tutto cullato dal vento fresco e immancabile del Salento.
Torniamo al B&B tardi e alle 6 del giorno dopo siamo in auto per tornare a casa, stanchi, ma ricchi di una nuova esperienza in una terra meravigliosa.
Conclusioni
Un itinerario senz’altro con ritmo abbastanza serrato, ma non avevamo purtroppo più di una settimana da dedicarci. In tal caso l’organizzazione prima di partire è un fattore determinante. Bisogna pensare a tutto, dai pernottamenti, ai parcheggi, agli orari di apertura/chiusura dei luoghi.
Bagagli semplici, pratici e organizzati, portando ciò che davvero serve e lasciando a casa cose inutili, altrimenti è ovvio che preparare le valigie ogni giorno diventa uno stress.
Avendo più tempo, il miglior consiglio è quello di fermarsi due notti per ciascuna città, così da avere ritmi più rilassati e godere di più dei singoli luoghi.

